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QUARGNENTO: CASCINA DISTRUTTA DA ORDIGNO “FAI DA TE”. AL MOMENTO NON CI SONO INDAGATI, I REATI PER CUI SI PROCEDE SONO OMICIDIO PLURIMO E CROLLO DOLOSO DI EDIFICIO.

A fare saltare in aria la cascina di Quargnento (Alessandria) è stato un ordigno ‘fai da te’ con un materiale ben diverso da quello utilizzato dalla criminalità organizzata. Sul posto sono stati trovati degli inneschi: collegati ad una bombola inesplosa c’erano dei fili elettrici e un timer. Lo spiega il procuratore di Alessandria, Enrico Cieri che coordina l’inchiesta per omicidio plurimo e crollo doloso. Sui corpi dei tre vigili del fuoco morti, sotto le macerie è stato eseguito l’esame esterno: dai risultati si capirà se sarà necessaria l’autopsia. Gli inquirenti stanno ascoltando altre testimonianze. Per il momento non c’è alcun indagato e tutte le persone sono state ascoltate come “informate sui fatti”. Sta migliorando il carabiniere rimasto ferito. Roberto Borlengo, 31 anni, sarà operato venerdì nell’ospedale di Asti. “Sono stato svegliato verso le tre di notte dai carabinieri che sono venuti a suonare alla mia porta per chiedermi di seguirli”, racconta il padre, Marco Borlengo. “Mio figlio, che è in servizio alla stazione di Solero (Alessandria), è stato sbalzato dall’esplosione e ricoperto di macerie. Oggi sta meglio, ha riportato ferite al viso e alla gamba”. Sono tante le persone che lasciano un biglietto, un fiore nei pressi della cascina crollata in ricordo dei tre vigili del fuoco Antonio Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo, morti lunedì notte nell’esplosione che ha distrutto l’edificio. Esclusa, tuttavia, a matrice “terroristico-eversiva”. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti che indagano sull’esplosione non si esclude quella di dissidi tra il proprietario dell’abitazione e il figlio, così come la pista legata al risarcimento assicurativo. Al momento, però, viene sottolineato, si tratta solo di ipotesi di lavoro: le indagini proseguono a 360 gradi. La Procura di Alessandria ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti. Omicidio plurimo e crollo doloso di edificio i reati ipotizzati. Il proprietario della cascina di via San Francesco d’Assisi è stato ascoltato come persona informata sui fatti. La casa era disabitata e, per un certo periodo, era stata anche messa in vendita. Secondo il procuratore, l’uomo non ha riferito “nulla di significativo se non una mera ricapitolazione dei fatti. Sono tutte informazioni che vanno comparate, bilanciate, esaminate, pesate. Siamo ancora all’inizio dell’indagine: c’è un lavoro di accertamento tecnico, di attività scientifica affidata ai Carabinieri di Alessandria e del Ris di Parma”.

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